Fiore di neve e il ventaglio segreto di Lisa See

Fiore di neve e il ventaglio segreto Fiore di neve e il ventaglio segreto, un romanzo di Lisa See. Vi piacciono le storie della Cina antica? A me affascinano moltissimo quindi non potevo non parlarvi di questo libro.
Conoscete la pratica della fasciatura dei piedi?

Si svolgeva nella la prima metà del XX secolo (durante dinastia Song e durante le dinastie Ming e Qing) ed era detta “Gigli d’oro” consisteva nel fasciare i piedi delle bambine piccole in fasce strettissime e poggiarvi una pesante pietra sopra di modo che venisse impedita la naturale crescita del piede. In questo modo il piede veniva deformato e rimaneva piccolissimo.
La donna cresceva ma i suoi piedi continuano ad essere come quando aveva che so 4 anni.
Perché? A quanto pare gli uomini andavano pazzi per l’andatura precaria e oscillante che assumevano le donne camminando, trovandola molto erotica (più perché richiama la sottomissione a cui erano sottoposte le donne). Sì, è una cosa veramente strana, ma veniva considerato un gesto d’amore: se la madre o la nonna non avessero fasciato così i piedi della bambina questa sicuramente non avrebbe avuto un buon futuro. Per quanto la cosa possa sembrare assurda asteniamoci dal giudicare.
I piedi deformati venivano racchiusi in scarpette di seta, non venivano mai tolte le fasce per tutto il resto della vita ed era impensabile mostrare il piede nudo, per ovvi motivi.

Fiore di neve e il ventaglio segreto: la trama

Dunque vediamo un po’: la storia si svolge nella Cina del XIX secolo in cui troviamo Giglio Bianco una ragazza che non riesce a lasciarsi alle spalle una storia triste e soprattutto la sparizione della sua cara amica, Fiore di neve.
Tutto fra loro è iniziato in un epoca lontana in cui, in Cina, le donne non avevano affatto una vita serena e facile.

Accomunate da un destino simile e dall’isolamento totale che circondava le donne, le due si conoscono e divengono laotong “vecchie se stesse” e si crea un forte legame di amicizia, simile alla parentela, che le porta a praticare il Nu Shu un linguaggio segreto delle donne scritto su stoffa o sui ventagli. Si scambiano messaggi ed inventano racconti per evadere dalla realtà. Poi un terribile equivoco che cambierà per sempre il loro rapporto, un dramma segreto che non è mai stato rivelato.

Fiore di neve e il ventaglio segreto: le prime pagine

SEDUTA IN SILENZIO

“Nel mio villaggio mi definiscono «una che non è ancora morta»: sono una vedova di ottant’anni. Senza mio marito, le giornate Fiore di neve e il ventaglio segreto sono lunghe. Non mi attirano più le prelibatezze preparate per me da Fiore di Peonia e dalle altre. Non pregusto più con desiderio e impazienza i lieti eventi che hanno luogo con tanta facilità sotto il nostro tetto. Mi interessa solo il passato, ormai. Dopo tutto questo tempo, posso dire finalmente ciò che prima – quando dipendevo dalla mia famiglia d’origine perché mi crescesse o da quella di mio marito perché mi mantenesse — mi era precluso. Ho una vita intera da raccontare; non ho nulla da perdere e rischio di offendere ben poche persone.

Sono abbastanza vecchia da conoscere anche troppo a fondo le mie buone qualità e i miei difetti, spesso difficili da distinguere. Ho sempre aspirato all’amore. Sapevo che non era opportuno per me desiderarlo o aspettarmelo, né da ragazza né da adulta, eppure lo volevo, e da tale anelito ingiustificato sono nati tutti i problemi della mia esistenza. Sognavo che mia madre si accorgesse di me e gli altri membri della famiglia imparassero ad amarmi. Per conquistarmi il loro affetto ero obbediente (la dote ideale per una donna), ma dimostravo una prontezza persino eccessiva nel fare quanto mi chiedevano. Sperando in una sia pur minima manifestazione di gentilezza nei miei confronti, mi sforzai di adeguarmi alle loro aspettative: cercai di avere i piedi fasciati più minuscoli della contea, e lasciai che mi venissero spezzate le ossa perché assumessero una forma migliore.

Quando mi pareva di non poter tollerare il dolore nemmeno per un secondo di più e bagnavo di lacrime le bende intrise di sangue, mia madre mi parlava dolcemente all’orecchio, incoraggiandomi a resistere un’altra ora, un altro giorno, un’altra settimana, rammentandomi la ricompensa che mi attendeva se fossi riuscita a perseverare ancora un po’. In questo modo mi insegnò a sopportare: non solo le tribolazioni dei piedi fasciati, della gravidanza e del parto, ma anche i dolori più tormentosi del cuore, della mente e dell’anima. E nel contempo mi aiutò a riconoscere i miei difetti, suggerendomi il modo di sfruttarli a mio vantaggio. Nel nostro Paese chiamiamo teng ai questo genere di affetto materno. La scrittura degli uomini, mi ha detto mio figlio, esprime il concetto con due caratteri. Il primo significa «sofferenza», il secondo «amore». L’amore di una madre è proprio così.

Oltre a deformarmi i piedi, la fasciatura mi ha cambiato radicalmente la personalità: in qualche strana maniera ho l’impressione che il processo non sia mai cessato nel corso della mia vita e abbia tramutato la bambina arrendevole di un tempo in una ragazza decisa, e poi la giovane donna pronta ad assecondare senza una parola qualsiasi richiesta dei suoceri nella signora più altolocata della contea, che ha imposto al villaggio regole e consuetudini ferree. A quarantenni, la rigidezza dei piedi bendati si era trasferita dai miei gigli dorati al cuore, aggrappato con tanta forza alle ingiustizie e ai risentimenti da non consentirmi più di perdonare coloro che amavo e che mi amavano.

La mia unica ribellione è avvenuta attraverso il nu shu, la nostra scrittura femminile in codice. Infransi per la prima volta le regole tradizionali quando Fiore di Neve (la mia laotong, la mia «vecchia me stessa», la mia compagna di parole segrete) mi mandò il ventaglio che tengo appoggiato qui sul tavolo davanti a me: e poi le trasgredii di nuovo dopo averla incontrata. Ma, a parte i miei rapporti con Fiore di Neve, mi impegnai a essere una moglie onorevole, una nuora encomiabile e una madre coscienziosa. Nei momenti difficili il mio cuore diventava forte come la giada. Possedevo la tempra nascosta per sopportare tragedie e dolori. Ed eccomi qui, una vedova seduta in silenzio, secondo i dettami della tradizione, e solo ora capisco di essere stata cieca per troppo tempo.

Se si escludono tre mesi terribili nel quinto anno di regno dell’imperatore Xian Feng, ho trascorso la vita al piano di sopra, confinata nelle stanze delle donne. Sono stata al tempio, è vero, ho fatto ritorno alla casa dov’ero nata, ho persino visitato Fiore di Neve, ma so ben poco del mondo esterno. Ho sentito gli uomini parlare di tasse, siccità e rivolte: tutti argomenti molto lontani dalla mia vita. Io conosco il ricamo, la tessitura, la cucina, la famiglia del mio sposo, i miei figli, nipoti e bisnipoti; e il nu shu. Ho avuto un’esistenza normale: giorni da figlia, giorni di capelli raccolti, giorni di riso e sale; e adesso passo il tempo seduta in silenzio.

Sono qui sola con i miei pensieri e con questo ventaglio. Quando lo prendo in mano lo sento stranamente leggero rispetto a tutte le gioie e tutti i dolori di cui è carico. Lo apro di scatto, e il fruscio di ogni piega suona come il palpito di un cuore. I ricordi mi sfrecciano davanti agli occhi. Negli ultimi quarant’anni ho letto il testo del ventaglio talmente tante volte che l’ho imparato a memoria meglio di una filastrocca dell’infanzia.

Rammento il giorno in cui l’intermediaria me l’ha consegnato. Mi tremavano le dita mentre lo allargavo. A quel tempo c’era solo una semplice ghirlanda di foglie a decorare il bordo superiore, e un unico messaggio stillava lungo la prima piega. Allora non conoscevo molti caratteri del nu shu, e così fu mia zia a leggermi le parole. « ‘Ritengo che nella vostra casa viva una fanciulla di buon carattere, esperta nelle arti femminili. Lei e io siamo nate nel medesimo anno e nel medesimo giorno. Non potremmo essere la stessa l’una per l’altra?’ » Guardo le volute delicate di cui si compongono quelle righe, e vedo non solo la ragazza che era un tempo Fiore di Neve, ma anche la donna che sarebbe diventata: tenace, leale, aperta.
Sfioro con gli occhi le altre pieghe, e scorgo il nostro ottimismo, la gioia, l’ammirazione reciproca, le mutue promesse. Vedo la semplice ghirlanda diventare un elaborato intreccio di bucaneve e gigli, a simboleggiare la nostra vita insieme come una coppia di laotong, due vecchie se stesse. Contemplo la luna che ci illumina dall’angolo superiore destro. Dovevamo essere due lunghi tralci dalle radici avvinghiate le une intorno alle altre, due alberi millenari, due anatre mandarine appaiate per la vita. Su una piega,

Fiore di Neve ha scritto: «Ci vogliamo bene e non recideremo mai il nostro legame». Ma su un’altra striscia vedo i malintesi, la fiducia incrinata, la porta che si è chiusa senza rimedio. Per me l’amore era talmente prezioso da non poterlo condividere con nessun altro, e questo alla fine mi ha allontanata dalla mia sola anima gemella.”

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Autore: Elisa

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